Biraghi-Torino, cronaca di un amore mai nato
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Doveva essere il colpo d’esperienza per blindare la fascia sinistra, l’usato sicuro capace di portare personalità e qualità nello spogliatoio del Torino . A conti fatti, però, l’avventura di Cristiano Biraghi in maglia granata si sta rivelando una delle delusioni più cocenti delle ultime sessioni di mercato. Un acquisto che, dati e prestazioni alla mano, non ha minimamente rispettato le aspettative della piazza e della società. Ma quale potrebbe essere ora il suo futuro?
Le promesse non mantenute e il futuro Arrivato dalla Fiorentina , con lo status di ex capitano viola e specialista dei calci piazzati, era stato accolto come il profilo ideale per portare quel qualcosa in più. La dirigenza cercava un leader tecnico ed emotivo, con la titolarità indiscussa sulla corsia mancina appariva che quasi scontata e con l’ex viola che avrebbe avuto il compito di guidare i compagni più giovani. Da non dimenticare poi quel quid in più, dato dal suo sinistro educato su punizioni e angoli. La realtà però ha detto ben altro, e fin dai primi mesi. Le prestazioni sul terreno di gioco sono state caratterizzate da una preoccupante involuzione atletica, che lo ha visto soffrire maledettamente contro gli esterni più veloci del campionato .La situazione è precipitata definitivamente lo scorso gennaio, quando la rottura con l’ambiente è diventata evidente. Oltre alle panchine ripetute, a pesare come un macigno è stato il complicato rapporto con la tifoseria e alcune polemiche. Una sorta di vero e proprio cortocircuito, che ha spinto la società a cercare una cessione immediata, poi sfumata.
L’avvento di Ignazio Abate in panchina potrebbe, in termini tecnici e di campo, aver dato il colpo di grazia alle ambizioni di rinascita e di riscatto del difensore. Il nuovo tecnico esige intensità, dinamismo e strappi continui: caratteristiche che il Biraghi attuale, classe 1992, non può più garantire. Relegato al ruolo di alternativa di esperienza e superato nelle gerarchie da profili più congeniali al 4-3-3, l’ex Fiorentina si ritrova oggi a essere un costoso comprimario. Il riscatto a titolo definitivo fino al 2027 rischia ora di trasformarsi in una gabbia dorata per il Torino, che si ritrova in rosa un giocatore separato in casa, lontano parente del fattore decisivo ammirato a Firenze. Con il mercato agli sgoccioli, la soluzione migliore per tutti potrebbe essere un addio last-minute . Trattenere in rosa un giocatore dal peso specifico e da uno stipendio così importante, sapendo che non rientra nei piani tecnici del nuovo allenatore, rischierebbe di alimentare un logoramento dannoso per lo spogliatoio. In questi ultimi giorni della sessione estiva, la dirigenza del Toro farebbe bene a valutare concretamente ogni offerta di cessione, anche a costo di registrare una minusvalenza. Separarsi subito permetterebbe ai piemontesi di alleggerire il monte ingaggi e al calciatore di trovare una piazza pronta a concedergli quell’ultimo ballo da titolare che sotto l’ombra della Mole potrebbe davvero non avere mai.
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