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Spalletti e Allegri: tecnici superati vittime del passato

Spalletti e Allegri: tecnici superati vittime del passato SportCafe24.com Luciano Spalletti e Massimiliano Allegri hanno fatto il loro tempo. Non lo dicono le sconfitte di Juve e Napoli contro Lazio e Venezia, ma lo stato di totale sfacelo in cui versano le due squadre e il pe…

(6 h fa)

Spalletti e Allegri: tecnici superati vittime del passato

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Luciano Spalletti e Massimiliano Allegri hanno fatto il loro tempo. Non lo dicono le sconfitte di Juve e Napoli contro Lazio e Venezia, ma lo stato di totale sfacelo in cui versano le due squadre e il percorso disastroso dei due tecnici negli ultimi anni. Non è questione di età anagrafica. Allegri ha 59 anni e Spalletti 67, rispettivamente 9 e 1 anno in meno di Gasperini che in due anni ha rivoltato la Roma. Il problema è nelle idee antiquate, nella mancanza di rinnovarsi e, soprattutto, nell’essere rimasti vittima dei rispettivi personaggi.

Allegri, il cavallo fermo Allegri ha fatto della teoria del musetto davanti un vero e proprio mantra e su di lui si è scritto una enciclopedia calcistica. Ciò che nessuno ha mai detto, o avuto il coraggio di scrivere, è che i cavalli possono anche vincere mettendo il muso davanti, ma, per arrivare al traguardo devono correre . Le squadre di Allegri invece pascolano per il campo: non c’è pressing in fase di non possesso, ma solo il blocco basso davanti alla propria area di rigore con ripartenze  velleitarie. Si tratta di un tipo di calcio che non ha più futuro, specie se non si hanno giocatori in grado di overperformare con giocate di qualità superiore, come accedeva nella sua prima Juve.

Allegri è ormai un tecnico che palesemente a tirato i remi in barca e vive di rendita . Non ha voglia di mettersi in gioco, ma semplicemente di rimanere sotto i riflettori grazie al suo curriculum. Il Napoli, come il Milan e la Juve, è una squadra spenta, priva di idee che gioca sull’errore dell’avversario. Nonostante il suo calcio non dia più frutti, il tecnico di Livorno continua a predicare il suo Verbo, convinto che il “primo non prenderle” continui a fare la differenza e ponendo il dito sempre e solo sulla fase difensiva e non su un’idea di gioco che, portando a subire più attacchi, per forza di cose mette sotto stress la retroguardia. Rimane da capire quanto tempo ancora possa durare questo atteggiamento, perché a Napoli sono già stufi.

Spalletti, le strigliate che non funzionano Il problema tra Luciano Spalletti e la Juventus non è solo di natura tattica, ma anche di atteggiamento. Il tecnico di Certaldo continua a proporre un calcio fatto di passaggi orizzontali, cross immancabilmente preda dei difensori e accelerazioni di Conceicao . In fase di non possesso la squadra risulta spaccata sempre in due, incapace di accorciare ed esponendosi perennemente a i contropiedi avversari. E’ ormai un anno che il copione si ripete identico e l’allenatore non ha trovato contromisure. Quest’estate, con un  mercato condotto a braccetto con Carnevali, ci si attendeva un inizio diverso. Le difficoltà sono rimaste, invece, le stesse.

Spalletti, pur partendo da una base giochista, non si è saputo adattare all’evoluzione che il gioco ha avuto, convinto che il suo modo di intendere il calcio si applicasse a qualunque giocatore. In un mondo calcistico che va sempre più verso lo sfruttamento delle ali e dell’uno contro uno, il tecnico di Certaldo continua a giocare un calcio che si sviluppa centralmente e con un giropalla lento. A questo si unisce una squadra del tutto privata di leader e senza una formazione tipo. Spalletti continua a invocare coraggio senza rendersi conto che ciò che manca è ordine. La Juventus attuale è in un limbo da cui non riesce a uscire e il suo allenatore non  è in grado di trovare un gioco differente da uno che fallisce da un anno. Insomma: anche qui la mancanza di rinnovamento è evidente e sembrano aver deciso l’esonero prima di società e tifosi.

Davide Luciani

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Fonte: Sportcafe24.com

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