Oristanio alla prova del nove: il talento a metà tra l’exploit e il rischio incompiuta
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Con la maglia del Cagliari e del Venezia, Gaetano Oristanio sembrava uno dei prospetti più interessanti e pronto a prendersi di prepotenza la scena per dimostrare il suo valore e le sue qualità. Le accelerazioni fulminee con la maglia rossoblu, per di più sotto la sapiente ala di Claudio Ranieri, e la stagione da protagonista assoluto con i lagunari, avevano tratteggiato il profilo di un trequartista moderno , un mancino puro capace di spaccare le partite con l’uno contro uno, a cui non pareva mancare nemmeno la duttilità, visto che ha fatto vedere di poter giocare sia da seconda punta che da attaccante centrale. Ma poi, qualcosa si è inceppato.
Da a Parma a Torino, ora serve la svolta L’esperienza della scorsa stagione al Parma doveva essere quella della definitiva consacrazione e si è rivelata, al contrario, una brusca frenata e una sorta di ridimensionamento. In Emilia le aspettative erano altissime, ma l’impatto è stato decisamente al di sotto delle attese: appena 20 presenze complessive, ben 12 delle quali subentrando dalla panchina, e un solo gol a referto. Troppo poco per un giocatore che, troppe volte, è apparso un corpo estraneo o un lusso estemporaneo in un sistema tattico, come quello di Cuesta, che richiedeva altra sostanza. Ed è per questo che il suo passaggio al Torino , concretizzatosi nella sessione estiva, ha avuto il sapore della rivincita. Oristanio sta però scoprendo che la maglia granata pesa, e parecchio. Nelle prime uscite di questa stagione, il tecnico Ignazio Abate non lo sta considerando. La concorrenza sulla trequarti è serrata e il classe 2002 sembra essere una riserva a tutti gli effetti. Quella piemontese è una piazza storicamente passionale, esigente e che non regala niente a nessuno, ma che, allo stesso tempo, sa come valorizzare i giovani di qualità. Per l’attaccante è davvero scoccata l’ora della verità: per evitare il limbo dei talenti incompiuti, dovrà trasformare le sue fiammate in continuità, dimostrando di poter essere l’uomo di fantasia di cui il Toro ha bisogno dal primo minuto. Viste le due sconfitte, una chance potrebbe esserci. Il tempo è ancora dalla sua parte, ma lo spazio va conquistato adesso. Perché, a quasi 24 anni, serve la svolta.
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