Daniele Rugani, una promessa rimasta a metà?
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Quando nel 2015 la Juventus riportava Daniele Rugani a Torino, il difensore era considerato uno dei giovani più interessanti del calcio italiano. Aveva 20 anni, una stagione da protagonista con l’ Empoli alle spalle e un futuro che sembrava poterlo portare rapidamente ai vertici della Serie A. In Toscana, con Maurizio Sarri, aveva giocato tutte le 38 partite del campionato 2014/15, segnando tre reti e confermando le qualità mostrate l’anno precedente in Serie B. Ordinato, affidabile e molto continuo, il centrale aveva attirato l’attenzione dei bianconeri, che ne avevano seguito la crescita fin dalle giovanili. Il trasferimento a Torino sembrava quindi il passaggio naturale per la sua carriera.
Gli anni alla Vecchia Signora La Vecchia Signora, all’epoca, era una squadra costruita per vincere e in difesa aveva tre giocatori come Giorgio Chiellini, Leonardo Bonucci e Andrea Barzagli. Per un giovane, conquistare spazio non era certo cosa semplice. Qualche chance c’è stata e soprattutto il classe 1994 ha collezionato trofei: Scudetti, Coppe Italia e Supercoppe italiane, giocando anche a disputare una finale di Champions League. Rugani per anni è stato un elemento importante della rosa, non riuscendo mai a diventare stabilmente uno dei titolari della difesa. Insomma, un giocatore affidabile, pronto a essere utilizzato quando necessario, ma sempre là, in una sorta di limbo e senza il definitivo balzo e salto in avanti. Il percorso, tra l’altro, è stato molto simile anche in Nazionale . Dopo aver indossato le maglie delle selezioni giovanili, nel 2016 c’è stato il debutto con i grandi nell’amichevole contro la Francia. Pareva l’inizio di una grande avventura e di un ricambio generazionale, ma, in realtà, le presenze in azzurro sono state soltanto tre. Un’immagine fin troppo chiara ed emblematica.
Il post Juve e il ritorno Nel 2020, dopo un centinaio di presenze, qualche gol, ma mai una reale continuità, è arrivato il primo vero distacco dalla Juventus. Rugani è stato ceduto in prestito al Rennes, per poi, pochi mesi più tardi, tornare in Italia, al Cagliari . Queste sono state due esperienze brevi, che gli hanno permesso di cambiare ambiente e trovare maggiore spazio, non modificando però il suo percorso. In Francia ha pagato a caro pezzo un infortunio alla coscia , che l’ha tenuto fuori per circa tre mesi. Quell’isolana è stata invece un’esperienza tutto sommato positiva: 16 presenze e una rete. La Juve dunque ha deciso di riprovarci, con il difensore che, nell’estate del 2021, è tornato in bianconero, rimanendo per tre stagioni. Il buon Daniele non era più il giovane difensore arrivato nel 2015, ma un giocatore esperto e che conosceva bene l’ambiente bianconero. Tra il 2021 e il 2024 ha avuto una presenza stabile e nella stagione 2023/24 ha trovato spazio soprattutto nella seconda parte dell’annata, riuscendo a lasciare il segno in alcune occasioni decisive. Il gol segnato al Frosinone al 95′ minuto, nel febbraio 2024, è probabilmente l’episodio più significativo. Il club ha deciso di rinnovargli il contratto ed è per questo che, il prestito all’ Ajax , ha lasciato un po’ tutti di sorpresa. Con l’arrivo di Thiago Motta in panchina, il nativo di Lucca non rientrava nei piani del nuovo allenatore, visti i suoi schemi tattici.
In Olanda, sotto la guida di Farioli , ha ritrovato un po’ di spazio e di continuità, senza però diventare un titolare fisso. Ha chiuso la stagione con 26 presenze complessive e un gol in Coppa d’Olanda. Nel gennaio 2026, dopo un’altra brevissima parentesi juventina, si è trasferito alla Fiorentina in prestito, con obbligo di riscatto condizionato. L’arrivo a Firenze ha rappresentato un nuovo tentativo di rilancio, ma l’esperienza si è rivelata complicata. Infatti, dopo un lungo stop muscolare per un problema al polpaccio, ha debuttato nella pesante sconfitta per 3-0 contro l’Udinese, commettendo diversi errori e trovando poi poi pochissimo spazio. A fine stagione, con appena quattro presenze, non è stato confermato. Rugani, a oggi, fa parte della rosa bianconera, ma, in queste prime partite, non ha mai giocato. A 32 anni, può avere quell’esperienza necessaria per farsi trovare pronto quando e se sarà chiamata in causa. La sua è una carriera dignitosa, ma è mancato quel qualcosa rispetto alle aspettative. Ma chissà che non arrivi l’ultimo colpo di coda.
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