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D’Attis (Commissione Antimafia): “Per combattere il gioco illegale bisogna rafforzare il circuito legale. La legalità si difende con la presenza dello Stato”

Il contrasto al gioco illegale passa da un sistema concessorio forte, regole certe, controlli efficaci e strumenti tecnologici in grado di tenere il passo con l'evoluzione della criminalità organizzata. È questo il messaggio lanciato da Mauro D'Attis, vicepresidente della Comm…

(3 h fa)

Il contrasto al gioco illegale passa da un sistema concessorio forte, regole certe, controlli efficaci e strumenti tecnologici in grado di tenere il passo con l'evoluzione della criminalità organizzata. È questo il messaggio lanciato da Mauro D'Attis, vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, nell'intervista pubblicata nello speciale Legalità in Gioco 2026 di Fortune Italia.

Secondo D'Attis, il dibattito sul gioco pubblico dovrebbe superare gli approcci ideologici e concentrarsi su un obiettivo concreto: sottrarre spazio economico e operativo alle organizzazioni criminali attraverso un mercato regolamentato efficiente, competitivo e controllato. "Prima di fare la guerra al gioco illegale bisogna fare la lotta all'ipocrisia" Nel corso dell'intervista, D'Attis sottolinea quella che considera una delle principali contraddizioni del dibattito pubblico. "Prima di fare la guerra al gioco illegale bisognerebbe fare la lotta all'ipocrisia."

Il vicepresidente della Commissione Antimafia osserva che milioni di cittadini praticano un'attività che lo Stato disciplina e regola, mentre il confronto pubblico tende spesso a ridurre il tema a slogan o divieti. "Pensare di combattere il gioco illegale indebolendo il gioco legale è un errore enorme. Dove arretra lo Stato, avanzano le mafie."

Secondo D'Attis, rendere il mercato regolamentato meno competitivo o meno accessibile non elimina la domanda di gioco, ma rischia semplicemente di spostarla verso i circuiti illegali, dove mancano controlli, tutele per il consumatore e tracciabilità dei flussi economici. Criminalità organizzata sempre più tecnologica L'intervista dedica ampio spazio anche all'evoluzione delle organizzazioni criminali. Per D'Attis, il rapporto tra mafie e gioco illegale è profondamente cambiato negli ultimi anni. Le organizzazioni non operano più soltanto attraverso strutture fisiche sul territorio, ma utilizzano piattaforme online , criptovalute, sistemi di pagamento opachi, server esteri e canali di comunicazione protetti.

"La minaccia più difficile da intercettare è proprio quella che si muove in una zona grigia: apparentemente distante dai territori, ma in realtà collegata a reti criminali molto strutturate", osserva.

In questo scenario, il gioco illegale online permette di riciclare denaro, raccogliere ingenti risorse economiche e raggiungere direttamente i cittadini senza passare dai canali fisici tradizionali. "Lo Stato deve innovare i propri strumenti" Per rispondere a questa evoluzione, secondo D'Attis anche le istituzioni devono cambiare approccio. Magistratura, forze dell'ordine, autorità regolatorie e legislatore devono poter contare su tecnologie adeguate , banche dati integrate, maggiore cooperazione internazionale e norme capaci di stare al passo con un fenomeno criminale sempre più digitale.

L'intervistato evidenzia inoltre come il legislatore non possa limitarsi a rincorrere i cambiamenti, ma debba anticiparli, investendo in competenze tecniche, dialogo con chi conosce i mercati e le nuove tecnologie e in una normativa sufficientemente flessibile da adattarsi all'evoluzione del fenomeno. Un sistema concessorio più forte per prevenire le infiltrazioni Alla domanda su quale debba essere il futuro del sistema concessorio, D'Attis indica alcuni elementi fondamentali: regole certe, operatori qualificati, controlli rigorosi, piena tracciabilità dei flussi economici e sostenibilità del sistema legale.

Secondo il vicepresidente della Commissione Antimafia, il rigore nei controlli deve andare di pari passo con la capacità di mantenere competitivo il circuito autorizzato.

"Se imponiamo condizioni impossibili o eccessivamente penalizzanti, rischiamo di restringere il mercato legale e lasciare spazio a chi opera nell'illegalità", afferma, aggiungendo che l'obiettivo deve essere quello di fare in modo che il cittadino resti all'interno di un circuito controllato dallo Stato e non sia attratto dalle piattaforme clandestine. Le priorità legislative D'Attis individua alcune priorità per il legislatore . La prima è ascoltare chi ogni giorno affronta concretamente il fenomeno: magistratura, forze dell'ordine, autorità competenti e operatori del settore legale.

Tra gli interventi ritenuti più urgenti indica il rafforzamento del sistema concessorio , il potenziamento degli strumenti di contrasto al gioco illegale online, una maggiore integrazione tra banche dati, controlli antiriciclaggio più efficaci e una cooperazione internazionale più intensa, considerato che molte piattaforme illegali operano al di fuori dei confini nazionali.

D'Attis conclude ribadendo che il contrasto all'illegalità non passa attraverso i pregiudizi, ma attraverso una presenza più forte dello Stato.

"La legalità non si difende con i pregiudizi, ma con la presenza dello Stato. La riforma del gioco pubblico va esattamente in questa direzione. Non significa abbassare la guardia, ma alzarla. Significa costruire un sistema più ordinato, più controllato e più capace di sottrarre spazio economico e sociale alla criminalità organizzata". sb/AGIMEG


Fonte: Agimeg.it

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