Bologna e Fiorentina, tra cambiamenti e confusione
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Tre giornate sono poche per emettere sentenze, ma è lecito cominciarsi a farsi delle domande. È questo il modo per guardare a Bologna e Fiorentina, dopo un inizio di campionato tutt’altro che idilliaco. Nessuna condanna definitiva, ma non si può certo nascondere che queste tre partite abbiano già detto e raccontato qualcosa.
Due situazioni diverse I felsinei devono ancora capire che cosa diventeranno. Un solo punto, quello con il Sassuolo, che fa capire come si sia di fronte a un vero e proprio cantiere aperto. Dopo il ciclo che aveva portato i rossoblu a costruirsi un’identità precisa e riconoscibile, la società ha scelto di cambiare strada, affidandosi a Domenico Tedesco. Questo ha portato a un totale ribaltamento di principi di gioco, automatismi e gerarchie. Il tecnico ha il compito di costruire una nuova identità, senza però poter contare automaticamente sulle certezze del passato. È un lavoro che richiede tempo, soprattutto quando alle spalle c’è un percorso che aveva prodotto risultati, riconoscibilità e aspettative. Il Bologna dovrà quindi essere giudicato non per il fatto di non essere più quello di prima, ma per la velocità con cui riuscirà ad assimilare concetti e idee totalmente nuovi e differenti. Le partite contro Napoli e Torino , che precederanno la sosta, dovranno dire qualcosa in più rispetto a quanto visto fino a oggi. Insomma, serve accelerare un processo: una prestazione convincente può restituire fiducia, una nuova difficoltà può invece alimentare i dubbi.
Discorso diverso invece per la Fiorentina, che sembra aver perso e smarrito la propria direzione. Tre partite, tre sconfitte, nove gol subiti e appena uno segnato . Numeri pesanti, che diventano ancora più significativi se messi insieme a tutto quello che è accaduto fuori dal campo. Fabio Grosso è stato esonerato dopo appena tre giornate, con una decisione presa, secondo indiscrezioni e rumors, per una lite con Paratici e per aver definito questa squadra inallenabile. Il paradosso però è evidente, soprattutto se si pensa al ritorno di Vanoli. Dunque l’allenatore che soltanto tre mesi fa era stato considerato non abbastanza adatto per il nuovo progetto è diventato improvvisamente l’uomo chiamato a salvare quest’ultimo. Una società può cambiare idea, riconoscere di aver sbagliato, decidere che una scelta estiva non sia stata quella giusta. Ma quando, dopo appena tre giornate, il nuovo allenatore viene mandato via e si richiama quello che era stato appena bocciato, la domanda inevitabilmente si sposta dalla panchina alla scrivania. Chi ha davvero una visione chiara della Fiorentina? Rispondere è difficile, soprattutto di fronte a una rosa completamente modificata. Ora il compito del “nuovo” mister è di quelli tosti, perché servirà dare ordine a una squadra costruita per un altro tecnico, dopo essere stato ritenuto soltanto pochi mesi fa non abbastanza adatto per guidarla. E dovrà farlo mentre intorno crescerà inevitabilmente la pressione.
Dopo tre giornate, dunque, Bologna e Fiorentina si trovano davanti a problemi diversi, ma ugualmente urgenti . Gli emiliani devono dare forma e continuità al nuovo corso di Tedesco, accettando i tempi inevitabili di una fase di cambiamento. I viola, invece, devono ritrovare rapidamente una direzione, dopo un avvio che ha rimesso in discussione scelte fatte appena pochi mesi fa. È ancora presto per parlare di verdetti, ma non per riconoscere le priorità: c’è a chi serve tempo e identità e a chi servono soprattutto certezze.
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