Alvaro Pereira, perché le aspettative sono state deluse?
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Il ruolo di terzino sinistro è uno dei più delicati del calcio moderno, in primis per l’equilibrio che serve per garantire ambo le fasi, che porta a un dispendio fisico, a volte, davvero estremo. Ed è forse anche per questo che, molto spesso, ci si trova di fronte a prestazioni non di alto livello e che vanno a deludere aspettative che si sono create. Tra le vittime di tutto questo ci può essere senza alcun dubbio Alvaro Pereira. Fin troppo chiaro il riferimento alla sua avventura all’I nter, iniziato nell’estate del 2012 e, con alle spalle, un curriculum di tutto rispetto. Ma, per l’uruguaiano, le cose non sono andate nel migliore dei modi.
Dall’Argentina al tetto d’Europa, ma poi… Nato a Montevideo, il classe 1985 ha mosso i primi passi nel Miramar Misiones , per poi crescere in Argentina con Quilmes e Argentinos Juniors . Ed è stato proprio qui che ha messo a segno ben 11 reti. I suoi numeri e le sue prestazioni non sono certo passate indifferenti, con l’ Europa che ha chiamato. Prima è stata la volta del Cluj , con cui ha vinto una Coppa nazionale e si è messo in mostra anche in Champions League, per poi passare al Porto . I lusitani sono stati per lui l’ambiente ideale per crescere e maturare definitivamente. Per di più, con il club portoghese, ha arricchito il suo palmarès, con diversi trofei nazionali e soprattutto la vittoria in Europa League nella stagione 2010-2011. L’anno si è poi chiuso con il trionfo in Copa America con l’Uruguay. L’apice sembrava raggiunto è la ciliegina sulla torta è stata la chiamata dell’Inter. 10 milioni di euro più 3,5 milioni di bonus: questa la cifra investita dai nerazzurri per il terzino. Le premesse e le aspettative, del giocatore e della piazza, sono però rimaste un’utopia. Le prestazioni di Alvaro Pereira sono state deludenti, tra difficoltà di ambientamento, errori, lacune tecniche e scarsa incisività. Nè Stramaccioni nè Walter Mazzarri sono riusciti a trovare la chiave per esaltare le sue doti. Per parlare un po’ di numeri, nella prima parte della stagione 2013-2014, Pereira ha raccolto appena sette presenze tra campionato e Coppa Italia, dimostrando così di essere finito ai margini del progetto dei meneghini. Ed è per questo che, a gennaio 2014, l’Inter ha deciso di cederlo prestito con diritto di riscatto al San Paolo . Ed è da lì che per lui è iniziato una sorta di nuovo capitolo.
Il post Inter e il presenta L’esperienza nel campionato verdeoro, in un primo momento, ha rappresentato un piccolo rilancio e riscatto. L’uruguaiano infatti è stato persino indicato come miglior terzino sinistro del Brasileirão. Ma, in realtà, questo è stato un qualcosa di effimero. L’ex Porto è poi passato all’ Estudiantes, che nel novembre 2015 versa 3,7 milioni di euro all’Inter per il riscatto. Anche in Argentina, però, la sua avventura si è conclusa negativamente: u n calcio alla testa di Facundo Oreja durante il derby contro il Gimnasia gli è costato ben otto giornate di squalifica . Ci sono poi state brevi esperienze a l Getafe, al Cerro Porteño, al Nacional, al River Plate Asunción e allo slovacco Sereď, prima dell’ultima parentesi all’ Estudiantes de Mérida e del ritiro, seguito dall’inizio della carriera da allenatore Le sue ultime avventure non hanno lasciato il segno, ma, ripensando all’esperienza nerazzurra, Pereira, in un’intervista rilasciata a FCInternews . ha sempre difeso il proprio valore, ricordando i successi conquistati con il Porto e l’Uruguay, oltre all’ammirazione per campioni come Javier Zanetti. Il rimpianto più grande, a oggi, sembra essere proprio l’addio al club portoghese, che lui stesso ha definito il più grande errore della carriera. Insomma, il trasferimento a Milano, inizialmente vissuto come il coronamento di un sogno, si è trasformato in una delusione, consegnandolo alla memoria dei tifosi nerazzurri come uno dei flop più emblematici della corsia mancina. Ma, a volte, questo è il calcio. E, con il senno di poi, tutto diventa un po’ più chiaro, ma probabilmente anche più semplice.
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