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Addio a Varenne, il ricordo di Maurizio Ughi (ex ad SNAI) ad Agimeg: “Ha cambiato l’immagine dell’ippica italiana, anche grazie alla SNAI. Era pigro ma con un cervello superiore. E quella volta con Ca

La grande ippica internazionale piange oggi Varenne , leggendario cavallo che ha dominato per anni il trotto mondiale . Scompare così a 31 anni uno dei più grandi trottatori di tutti i tempi, capace nel corso della sua carriera di conquistare tutti i più importanti trofei. Nat…

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La grande ippica internazionale piange oggi Varenne , leggendario cavallo che ha dominato per anni il trotto mondiale . Scompare così a 31 anni uno dei più grandi trottatori di tutti i tempi, capace nel corso della sua carriera di conquistare tutti i più importanti trofei.

Nato nel 1995 in provincia di Ferrara, Varenne ha dominato il circuito del trotto mondiale tra gli anni ’90 e 2000, iniziando con la prestigiosa vittoria al Derby Italiano del 1998, passando per la tripletta al Gran Premio di Agnano (2000, 2001 e 2002) fino ai trionfi al Gran Prix d’Amerique (2001 e 2002) e all’Elitloppet (2001 e 2002).

Inoltre, Varenne è l'unico cavallo nella storia dell'ippica mondiale ad aver vinto il titolo di "Cavallo dell'anno" in tre differenti Stati (Italia 2000, 2001, 2002; Francia 2001 e 2002; Stati Uniti 2001) e l'unico trottatore ad aver vinto le corse più importanti del mondo nello stesso anno (2001).

La storia di Varenne ha appassionato milioni di persone in tutto il mondo. Ma il suo nome è legato anche a un’altra realtà che ha fatto grande l’ippica italiana, vale a dire la SNAI . Nel 2000 infatti, agli inizi dei suoi successi mondiali, la SNAI acquistò il 50% della proprietà del campione per circa 7 miliardi di lire, utilizzandolo come straordinario simbolo e testimonial dell'ippica italiana.

Una decisione presa dall’allora amministratore delegato Maurizio Ughi , che ha affidato ad Agimeg il ricordo di questo straordinario cavallo: “ Quando abbiamo preso Varenne, nel 2000, aveva già vinto qualcosa, ma era un po’ altalenante nelle prestazioni, tanto che chiesi ai miei collaboratori: “Ma siamo sicuri?”. Mai avrei pensato che sarebbe diventato un autentico mito dell’ippica. Insieme ad Enzo Giordano, suo storico proprietario, abbiamo dato un pochino di forza e di tranquillità a Varenne. Il nostro ruolo come Snai è stato quello di ritirarlo dalle corse e fargli fare soltanto Gran Premi, i palcoscenici che meritava Varenne. E’ stata una soluzione vincente, ha sfidato tutto il mondo e tutti gli anni migliorava i propri record”. “Varenne è stato un grande campione, lo abbiamo scelto per avere un’immagine solida nel mondo dell’ippica ma mai pensavano che arrivasse a tanto, a diventare un cavallo irripetibile, un mito che non è mai stato eguagliato. Per intenderci, è stato l’unico animale al mondo ad avere un ufficio stampa dedicato – ha proseguito Ughi - Grande merito va dato a Giampaolo Minnucci, il suo comunicatore, il suo guidatore, che ha dato a Varenne una voce simpatica. Quando uno vince sempre rischia di diventare antipatico, invece con Giampaolo si è dimostrato un cavallo simpatico”.

Sono tanti gli aneddoti che legano Maurizio Ughi a Varenne , ma uno su tutti coinvolge un’altra figura importante dello sport italiano, vale a dire Candido Cannavò , storico direttore della Gazzetta dello Sport : “Un giorno ho invitato Candido Cannavò all’ippodromo di San Siro a vedere una corsa con Varenne. Malgrado fossimo amici, Cannavò vedeva l’ippica solo come un movimento legato alle scommesse. Ma quando Varenne ha vinto la gara, all’ultima curva, Cannavò si è reso conto che c’era ben altro dietro all’ippica. Ha visto la gente piangere dall’emozione, festeggiare, buttarsi per terra, tifare. Ecco, lì Cannavò si è reso conto che l’ippica non era solo scommesse, ma passione e tifo, e da quel momento lui e la Gazzetta sono diventati i maggiori sostenitori di Varenne. Questo è il mio aneddoto preferito: aver fatto cambiare opinione a Cannavò e alla Gazzetta, aver fatto capire che l’ippica è un vero sport, è passione, attenzione, allenamento e corsa che nulla ha che vedere con le scommesse. A quel punto anche la forza mediatica della Gazzetta ha contribuito a creare il mito Varenne e a cambiare l’immagine dell’ippica in Italia”.

Varenne un campione, un mito, ma Ughi riserva anche dei retroscena inaspettati : “In pochi lo sanno, ma Varenne era un cavallo pigro. Sembra stranissimo a dirsi, ma prima delle corse sbadigliava, ciondolava…lo guardavamo e dicevamo: “Ma questo è un ronzino, come fa a vincere la corsa?” Ma Varenne era un cavallo così, finchè stava in testa faceva la sua andatura pigra, ma appena vedeva che qualcuno gli passava accanto allora accelerava. Non era solo muscoli, era la testa che era fortissima. Era un cavallo nella media come stazza, ma era il cervello ad essere superiore. Lui era tranquillo, non sudava, era sereno, non schiumava. Era una vera e propria star: si metteva in posa per le fotografie, era un attore, un comunicatore, gli piaceva la folla, l’attenzione, i tifosi, più gente c’era più si sentiva a suo agio, non come gli altri cavalli ”.

“ Meno male che è morto senza soffrire. Fino a ieri correva, poi questa notte ha avuto un arresto cardiaco fulminante, quindi è andato via quando era ancora in forma. Meno male, non ha sofferto, non ha avuto dolori. Nessuno se lo aspettava, fino a ieri sera stava benissimo” , ha poi concluso Ughi . lb/AGIMEG


Fonte: Agimeg.it

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